L’emetofobia tra i disturbi d’ansia

emetofobia psicologo torino

Chi è affetto da emetofobia ha un’intensa paura e repulsione nei confronti del vomito.

Il comportamento di restrizione alimentare che ne consegue e l’eccessiva magrezza, potrebbero far pensare a un disturbo alimentare, in realtà si tratta di un disturbo d’ansia.

Chi è affetto da emetofobia è terrorizzato all’idea di poter vomitare o di vederlo fare ad altri ed ha frequenti sensazioni di nausea e sintomi gastrointestinali disturbanti, a cui solo raramente fa realmente seguito il vomito.

Associati alla paura di vomitare ci sono spesso la paura di perdere il controllo e il vissuto soggettivo di debolezza e vergogna agli occhi degli altri.

Alla base del disturbo ci sono tipicamente i seguenti elementi:

ansia e ipervigilanza verso le sensazioni che arrivano dall’apparato gastrointestinale (es. gorgoglii, leggera nausea, piccoli dolori…) che vengono così amplificate;

un’interpretazione di questi segnali sistematicamente erronea e catastrofica come imminenza del fatto che si sta per vomitare;

la credenza patogena che vomitare sia terribile, un evento connotato da un disagio insopportabile.

L’ intensa paura porta all’evitamento di ogni situazione e stimolo che potrebbero esporre al rischio di vomitare. Tipicamente chi soffre di emetofobia mette in atto i seguenti evitamenti:

evitamento dei luoghi affollati e/o chiusi da cui è difficile allontanarsi velocemente in caso di malessere (es. cinema, teatro, ristorante…) e dei luoghi dove è maggiore il rischio di subire il contagio di qualche malattia che può essere accompagnata da sintomi gastrointestinali disturbanti (es. bagni pubblici, mezzi pubblici…);

restrizione alimentare e analisi meticolosa del cibo ingerito, con evitamento di alcol e dei cibi troppo conditi, ricchi di carboidrati o grassi,che sono valutati come più impegnativi nella digestione;

evitamento del contatto fisico con le altre persone, soprattutto nei periodi invernali quando è più alto il rischio di contrarre un’influenza e soprattutto se già ammalate;

rifiuto di assumere farmaci che possono causare nausea o vomito come effetti collaterali.

Il timore di contrarre qualche malattia che possa causare il vomito, porta anche ad una particolare attenzione all’igiene e alla pulizia degli ambienti, che può far pensare erroneamente a un disturbo ossessivo.

Chi soffre di emetofobia tipicamente giunge tardi in terapia. Spesso il soggetto si vergogna del suo problema e tende a nasconderlo non parlandone con nessuno. Inoltre, la difficoltà a mentalizzare il disagio emotivo, tipica di queste persone, porta spesso a cercare invano la soluzione in vari tipi di “terapie corporee” piuttosto che in una terapia psicologica.

Infatti, nel tentativo di risolvere un problema di origine psicologica, chi soffre di emetofobia si rivolge spesso a medici, nutrizionisti, naturopati, ecc, cercando di tenere a bada il proprio disagio con pratiche di purificazione intestinale e qualche “buona ricetta” per presunte intolleranze alimentari. E sovente vi è anche il ricorso a farmaci antiemetici per attenuare il frequente senso di nausea.

La scelta di rivolgersi ad uno psicoterapeuta avviene a volte sotto la spinta del desiderio di avere un figlio e di dover affrontare le nausee associate alla gravidanza. Altre volte,invece, importanti aspetti della propria vita (lavoro, rapporto di coppia, vita sociale), risultano sempre più compromessi da una sintomatologia ingravescente e invasiva, tale da richiedere l’aiuto di un esperto.

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