La Mindfulness

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Il termine “mindfulness” è comparso agli inizi dell’800 per opera del traduttore Rhys-David, il quale intendeva tradurre il termine “sati”, una parola della lingua pali utilizzata per la composizione del Canone Buddista. Nella traduzione italiana del Canone Buddista “sati” viene solitamente tradotta con “presenza mentale” o “consapevolezza

A partire dagli anni 90, Jon Kabat-Zinn applica in ambito clinico alcune pratiche meditative di tradizione buddista e mette via via a punto un protocollo che è stato sottoposto a numerose sperimentazioni scientifiche, dimostrandosi efficace in svariate condizioni patologiche, dai disturbi depressivi ai disturbi alimentari, dalla psoriasi alle patologie mediche con dolore cronico.

Jon Kabat-Zinn, medico americano che studiò biologia molecolare al Massachusetts Institute of Technology di Boston con il premio Nobel Salvatore Luria, definisce la Mindfulness come il “porre attenzione in modo intenzionale e non giudicante al momento presente”.

In particolare, le pratiche meditative a cui fa riferimento la Mindfulness derivano dal buddismo theravada, diffuso da 2500 anni in Asia meridionale e sudorientale, specialmente in Birmania, Cambogia, Laos, Sri Lanka e Tailandia, nell’ambiente sia monastico sia laico.

La pratica theravada è un sistema efficace per esplorare i livelli più profondi della mente, unendo la tecnica di samatha (concentrazione e quiete mentale) alla vipassana (chiara visione).

Quando la mente è invasa da emozioni distruttive non ha la calma e la chiarezza necessarie per vedere come stanno veramente le cose. Per questo è importare calmare la mente per avere una visione più chiara della realtà e riuscire a trovare le giuste soluzioni.

Saper vivere tutte le emozioni senza fuggirle e senza esserne travolti è la base fondamentale per mantenere il proprio equilibrio mentale. Non possiamo controllare quello che arriva dalla nostra mente ma possiamo controllare quello che facciamo dopo, il passo successivo, anziché lasciare agire automaticamente i vecchi abiti mentali.

Le pratiche di Mindfulness, in questo senso, possono aiutare a risvegliarsi da un vita vissuta in modo automatico, secondo schemi mentali rigidi, ripetitivi e scarsamente consapevoli. La consapevolezza lucida e non giudicante di ogni frammento del momento presente ci permette di guardare le cose con più distacco, anziché restare aggrappati a schemi di reazione (emotivi-cognitivi-comportamentali) che ci sono abituali.

In questo modo può aprirsi la strada a cambiamenti possibili che portano ad essere realmente sé stessi e a sfruttare il proprio potenziale interno di autocura e guarigione.

Come dimostrato da numerosi studi, le pratiche di Mindfulness possono aiutare a ridurre gli stati soggettivi di sofferenza, a migliorare la funzione immunitaria accelerando i processi di guarigione, a coltivare le relazioni interpersonali e a migliorare il senso globale di benessere.

 

Siegel D.J., Mindfulness e cervello, Raffaello Cortina, 2009

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