Mindfulness e Psicoterapia

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Derivata dalla tradizione meditativa vipassana, la Mindfulness (meditazione di consapevolezza), impiegata in ambito clinico-psicologico si configura come un insieme di tecniche di allenamento mentale che facilitano il perseguimento di obiettivi quali l’autoconsapevolezza, l’autodeterminazione e la gestione degli stati di stress.

La Mindfulness ha influenzato una vasta gamma di approcci alla psicoterapia grazie a molteplici ricerche che rivelano miglioramenti significativi in vari disturbi, con una riduzione dei sintomi e una prevenzione delle ricadute. L’uso della Mindfulness nella psicoterapia riguarda oggi molte condizioni psicopatologiche e diversi studiosi concordano nel considerare centrali alcuni aspetti della pratica di Mindfulness in associazione a un lavoro psicoterapeutico.

LA CALMA MENTALE

“Immaginate un bicchiere pieno d’acqua, con uno strato di fango sul fondo. Immaginate ora di agitare l’acqua in modo che divenga fangosa. Quest’ acqua fangosa è il nostro surrogato della vita: un vortice di ansia e confusione. Corriamo di qua e di là cercando di non rimanere indietro, ma senza sapere bene cosa facciamo.Prendere questo bicchiere e posarlo è come mettersi a sedere in meditazione. Cosa accade? Nel bicchiere, il fango a poco a poco si posa sul fondo e l’acqua diventa trasparente e ferma” (Ezra Bayda, 2007).

Nel corso della pratica di Mindfulness impariamo cosa significa acquietarsi, sia su un piano fisico che psicologico. Pensieri, immagini, sensazioni, emozioni, vengono circoscritti in un angolo della mente, così come il fango sul fondo del bicchiere nella metafora di Bayda, e la mente si calma. Non siamo più invasi e confusi da stimoli interni ed esterni, di conseguenza la mente si fa limpida e si trova così nella condizione ottimale per poter osservare chiaramente.

LA CHIARA VISIONE

Si tratta del processo di osservare la realtà esterna per come si presenta ai nostri sensi, ma anche ogni nostra azione, emozione, pensiero,  quali sono le nostre modalità di reazione e come queste emergono dalle nostre convinzioni fondamentali. Nel mettere una distanza fra tutto questo e la nostra mente si apre la possibilità di osservare più chiaramente le cose, la realtà diventa più vivida, più distinta. E’ come allontanare un’immagine troppo vicina agli occhi per vederla in modo più chiaro.

Con la pratica di Mindfulness non cerchiamo di scoprire perché pensiamo o ci comportiamo nel modo che ci è abituale (obiettivo che viene invece perseguito attraverso la psicoterapia), ma semplicemente restiamo in osservazione dei “prodotti della nostra mente” e con tranquillità li lasciamo andare, momento dopo momento, senza aggrapparci ai nostri giudizi come fossero verità assolute e senza lottare contro le nostre emozioni come fossero i nostri peggiori nemici.

In questo fluire di tutte le cose, che scorrono nello spazio di una mente aperta e vigile, può risultare più facile avviare un processo di disidentificazione dai propri schemi abituali di significato, tendenze di pensiero ed emozioni dominanti, in cui abitualmente riconosciamo la nostra identità.

Grazie all’utilizzo della Mindfulness può dunque risultare più facile aprirsi al cambiamento, a nuove esperienze e a nuove possibilità d’essere.

 

Bayda E., Stare bene in acque torbide, Ubaldini Editore, Roma, 2007.

Hayes S.C., Follette V.M., Linhean M.M. (a cura di), Mindfulness and Acceptance: Expanding the Cognitive-Behavioral Tradition, The Guilford Press, 2004.

Marlatt G.A., Gordon J.R., Relapse Prevention: Maintenance Strategy in the Tratment of Addictive Behaviors. Giulford Press, 1985.

Segal Z.V., Williams J.M.G., Teasdale J.D., Mindfulness-based Cognitive Therapy for Depression. Guilford Press, 2002.

Siegel D.J., Mindfulness e cervello, Raffaello Cortina, 2009.

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