Bulimia

La Bulimia è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate compulsive e ricorrenti comportamenti di compenso.
Un’abbuffata compulsiva è definita dai seguenti criteri:

  • mangiare in un periodo di tempo circoscritto (ad esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la gran parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili;
  • sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare nel corso dell’abbuffata (ad esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa e quanto si sta mangiando).

Gli episodi di abbuffate compulsive sono inoltre associati a tre o più dei seguenti criteri:

  • mangiare più rapidamente del normale;
  • mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
  • mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
  • mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
  • provare vergogna, depressione o intensa colpa per l’abbuffata.

I comportamenti di compenso sono finalizzati a prevenire l’aumento di peso conseguente alle abbuffate e possono essere di tipo purgativo, come il vomito autoindotto e l’uso improprio di lassativi, diuretici e farmaci, o di tipo non purgativo come il digiuno e l’esercizio fisico eccessivo.
Chi soffre di questo disturbo alimentare manifesta un’eccessiva preoccupazione per le forme corporee e il peso che può variare nel tempo oscillando tra il normopeso e il sovrappeso. Ai comportamenti di compenso fanno seguito alcune complicanze mediche:

  • di tipo odontoiatrico, il vomito procura un’erosione dello smalto dei denti e solitamente si riscontrano anche infiammazioni alle gengive;
  • a carico del cavo oro-faringeo, è frequente il riscontro di un rigonfiamento delle ghiandole salivari che porta ad un aumento della secrezione di saliva e a un gonfiore che da al viso un aspetto paffuto;
  • a carico del tratto gastro-esofageo, le infiammazioni all’esofago e allo stomaco producono disturbi caratterizzati da difficoltà digestive, dolori, bruciori e rigurgito, raramente può anche verificarsi la lacerazione della parete dello stomaco e la rottura dell’esofago per una costante erosione da parte dei succhi gastrici (quasi sempre mortale, la presenza di sangue nel vomito è un segnale di pericolo che richiede l’esecuzione immediata di una gastroscopia);
  • alterazioni dell’equilibrio idroelettrolitico (il rapporto tra i liquidi corporei e gli elettroliti, come il sodio, il magnesio, il potassio, ecc) che possono dare sintomi come vertigini, ritenzione idrica con gonfiore agli arti, dolori muscolari vaghi, apatia, o anche essere completamente asintomatici;
  • complicanze dermatologiche quali secchezza della cute e abrasione del dorso delle mani causato dai tentativi di indursi il vomito;
  • irregolarità del ciclo mestruale, dovute all’instabilità del peso corporeo e/o carenze nutrizionali.

Oltre a ricordare i danni che queste condotte possono arrecare all’organismo è bene sapere che anche se una buona parte di calorie viene eliminata col vomito, ne viene comunque assorbita una quantità superiore al 50%, mentre i lassativi agiscono sulla parte terminale dell’intestino e non intervengono sull’assimilazione dei nutrienti (il “sentirsi sgonfi” è dovuto ad una perdita di liquidi che viene poi rapidamente recuperata).

 

Le origini traumatiche dei disturbi alimentari. J. Van Der Linden, Astrolabio, 1998

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