Ipocondria: la paura delle malattie

La caratteristica principale dell’ipocondria è la credenza, basata sull’interpretazione erronea di segni o sintomi fisici, di avere o di stare sviluppando una grave malattia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare questi timori.

Alcuni ipocondriaci ricorrono al loro medico curante, mentre altri, a causa di una paura generale di tutto ciò che è in relazione a malattie fisiche, tendono a evitare contatti con specialisti e informazioni sanitarie. Ad ogni modo, le rassicurazioni mediche non riescono a dissipare queste paure ingiustificate.

La gravità del disturbo tende a fluttuare giornalmente o mensilmente: fasi acute possono essere intercalate da periodi in cui il livello di disagio è contenuto.

Tipicamente, chi è affetto da questo disturbo presenta un’ipervigilanza rispetto ai processi fisici endogeni, come il ritmo cardiaco, l’attività gastro-intestinale, la deglutizione, la respirazione, ecc. Inoltre, alcuni pazienti ipocondriaci concentrano l’attenzione su aspetti esteriori del corpo e sono eccessivamente attenti a particolari come l’asimmetria del corpo, l’irregolarità e le macchie della pelle, la perdita o la crescita irregolare dei capelli e la grandezza delle pupille. Possono anche essere presenti preoccupazioni relative a caratteristiche delle secrezioni del corpo, come il colore della saliva, delle feci e dell’urina.

I ripetuti controlli del corpo portano spesso ad una esacerbazione dei sintomi e delle preoccupazioni. Ad esempio l’insistente palpazione dell’addome per valutarne il disagio può causare irritazione, il respirare profondamente per verificare il funzionamento dei polmoni produce tensione muscolare e dolore al torace, le deglutizioni forzate per verificare la presenza di anomalie alla gola rende più difficile la deglutizione stessa, ecc.

Spesso questi pazienti hanno l’errata convinzione di essere molto deboli e di necessitare di tutte le cure possibili per non ammalarsi e di conseguenza evitano gli sforzi fisici e ricorrono a lunghi periodi di riposo. Tuttavia, questi comportamenti di evitamento e ritiro impediscono al soggetto di vivere esperienze capaci di smentire le credenze disfunzionali e portano, di fatto, a una perdita di agilità e forza del corpo, contribuendo a mantenere le preoccupazioni relative alla malattia.

“Ipocondria. Guida per il clinico e manuale per chi soffre del disturbo, D.  Piacenti, L. Leveni, L. Lussetti, Erikson, 2011″

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